Natura morta: significato, origini e storia dela natura morta. I pittori ed i grandi maestri che hanno creato il genere della "natura morta" più significativo. L'importanza della natura morta attraverso i secoli e la sua naturale evoluzione attraverso le varie correnti artistiche attraversate. Le scuole della natura morta nei tempi, il loro stile pittorico e filosofia artistica: come da sempre hanno rappresentato lo specchio dei gusti e delle società del loro tempo.
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La Genesi - olio su tela (140 x 90 cm)
La Natura Morta ( cenni artistici e storici sulla natura morta )

Fino alla fine del 1500 i temi sacri ed a seguire la ritrattistica sono i generi pittorici più importanti rappresentati nell’arte. Il fervore pittorico alimentato dall’Umanesimo (che pone l’uomo al centro dell’universo), porta alla straordinaria produzione di opere in cui le personalità del tempo vengono celebrate al cospetto di santi o vengono rappresentate vere e proprie scene religiose tratte dai testi sacri. Quando ciò non è, si tratta comunque di ritratti veri e propri, atti a celebrare la grandiosità dei potenti del tempo. Nel clima fastoso di questo periodo sembra proprio non ci sia spazio per altri generi pittorici. Non certo perché la pittura non li abbia ancora scoperti: elementi decorativi inanimati e paesaggi con bellissime atmosfere vengono già rappresentati nelle opere di questo tempo come soggetti secondari o scenografici. Alla fine del 1500 il giovane Caravaggio, che a Roma stava faticosamente emergendo con la sua pittura, propone per l’iscrizione all’Accademia di San Luca una tela dipinta per il cardinale Federico Borromeo. Vi è rappresentata una canestra di frutta che poggia su di un piano sul margine inferiore della tela, i cui elementi, accompagnati da un tralcio di vite, non risultano idealmente scelti per bellezza e perfezione ideale. La mela è bacata, così come alcuni acini e la pera sono martellati dai parassiti; i fichi sono spaccati per l’eccessiva maturazione e le foglie alternano, al vigore della natura, segni di caducità. L’opera è un’autentica novità per il momento storico in cui viene data alla luce. In primo luogo perché la natura viene per la prima volta eletta a soggetto dell’opera con un nuovo e proprio genere, poi perché non sono più le presenze ideali ad essere scelte come testimoni stilistici, bensì quelle reali e naturali.

Caravaggio stesso dirà che non vi è nessuna differenza d’impegno e difficoltà dal dipingere un quadro di figure ad un cesto di frutta. L’impatto della famosa Canestra di frutta (oggi alla pinacoteca Ambrosiana di Milano), dimostra che la natura morta può emozionare con gran pathos come un capolavoro con figure. Caravaggio continuerà a dipingere i suoi straordinari elementi inanimati come elementi secondari dell’opera, ma il gesto per qualcosa che germoglierà è già stato gettato. Il ‘600, lo straordinario secolo che si sta aprendo, consacrerà per la prima volta pittori di grande calibro che dedicheranno quasi interamente il loro percorso artistico al genere della natura morta, ai cui elementi sarà spesso attribuito un significato occulto risalente anche ad attribuzioni medievali. Un genere pervaso da un vero e proprio simbolismo, in cui il teschio compare come simbolo della caducità della vita ed ammonimento della vanità; gli strumenti musicali diventano un inno alla musica ed al senso dell’udito; i libri vengono associati alla storia ed alla conoscenza; le armi alla fama, il coraggio, la gloria ma anche le conseguenze negative di dolore, miseria e morte che causarono. Non per ultime le tavole imbandite e i banchetti che testimoniavano i gusti, l’abbondanza e le tendenze alimentari del tempo con le cristallerie e le porcellane importate da paesi esotici, qualcosa di veramente esclusivo da ostentare nelle tele commissionate dalla nuova borghesia. Infine, i fiori, forse gli elementi più utilizzati nelle nature morte. Il loro significato fu così ampio che simboleggiò bellezza e vanità (per la loro temporaneità), ma anche voto religioso, e poi salute grazie alle proprietà terapeutiche di certe piante. Fra i pittori di questo secolo che toccarono i motivi più alti con la nuova tendenza luministica di Caravaggio vi furono sicuramente quelli di scuola fiamminga e olandese. Pieter Claesz, Willem Claesz. Heda, Willem Kalf, Sebastian Stosskopf, affinarono una tecnica straordinaria nel controllo della forma e del colore, conferendo atmosfere di luce straordinarie e molto sofisticate. Le loro coppe in metallo finemente lavorato, le cristallerie e le porcellane, arrivate anche da molto lontano, testimoniano altresì la possibilità di attingere ispirazione da un artigianato esclusivo ed una capacità di riprodurre i dettagli fuori dal comune. Ciò che talvolta lascia un po’ perplessi in queste tele raffiguranti fiori e frutta è la presenza di piccoli rettili che mangiano insetti, od addirittura lo scorgere piccoli topi e coleotteri che abitano le composizioni. Testimonianza di una cultura, se vogliamo, anche un po’ macabra e sicuramente distante da quella mediterranea che caratterizzò la natura morta in Italia e Spagna. Il pittore italiano più rappresentativo e prolifico del momento fu certamente Evaristo Baschenis, che dipinse con predilezione strumenti musicali (soprattutto a corda), tra cui mandolini, liuti e viole. In alcuni dei suoi quadri più belli, di gusto veramente caldo, si possono scorgere particolari di gusti intimi e grandi genialità inventive e personali, come il passaggio di lunghe ditate che rimuovono la polvere dalla cassa bicolore dei suoi mandolini. Vicini a questo stile mediterraneo si espressero anche artisti spagnoli come Zurbaran. Famose sono le sue opere raffiguranti piccole brocche in terracotta, piattini in metallo, arance, limoni in preziosi cestini di finissimo vimini disposti in linea con un’atmosfera che ci rimanda ai costumi andalusi del tempo, in cui sembra arieggiare la musica del flamengo con le sue nacchere. Queste tendenze stilistiche si trascinano fin ai primi decenni del 1700. Tra i più rappresentativi di questo secolo vi è sicuramente il francese Jean Baptiste Chardin. Anche se la scelta dei toni e della luce rimanda al secolo precedente, nella sua pittura il particolare si perde in una pennellata che vuole risolvere il colpo della luce con il colore. Il bordo degli elementi si fonde leggermente con lo sfondo e gli oggetti adiacenti ammorbidendo l’effetto di tutte le sue opere. Sicuramente è anche il preludio di qualcosa che si sta compiendo e che riguarderà il secolo successivo in cui il colore dominerà sulla forma delle accademie. Da questa nuova generazione di artisti plen air nasceranno nuove produzioni che riguarderanno, però, soprattutto paesaggi e scene con figure limitando notevolmente la creazione di nature morte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Creazione e realizzazione di Franco Polo.

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