L’A rte ( concetto
e valore dell’ arte )
Arte… Sicuramente un
termine oggi inflazionato, ma il cui vero concetto probabilmente sfugge
a tanti. Che cos’è in realtà l’arte? I dizionari
ne spiegano il suo significato, in senso stretto, come: l’attività,
individuale o collettiva, da cui nascono prodotti culturali che sono oggetto
di giudizi di valore, reazioni di gusto e similari. Il concetto è
sicuramente un po’ generico, ma si parla comunque di prodotti culturali
oggetti di giudizi di valore, i cui effetti sono certamente reazioni di
gusto. E’ d’altronde logico pensare che una reazione, che
s’intenda per forza di cose piacevole, possa essere regolata solo
da un prodotto culturale che stimoli in maniera positiva e straordinaria
i nostri sensi e che per conseguenza di questo sia giudizio di valore
sempre positivo. Ma la cosa più importante di questo concetto è
sicuramente la sua finalità ultima, e cioè la reazione di
gusto od ancor meglio quello che succede subito dopo nella sfera emotiva
umana. Immaginate di essere un importante uomo d’affari e camminate
nelle gallerie di un centro commerciale per recarvi ad un importante appuntamento
di lavoro. Il vostro passo è veloce poiché dovreste già
essere all’incontro, ma ad un tratto, voltando lo sguardo, la vostra
attenzione è catalizzata per un attimo da un quadro che vedete
in una vetrina. Vi fermate per tornare indietro di qualche metro e restare
affascinati dalla bellezza con cui fiori ed altri elementi sono abilmente
rappresentati con magica atmosfera. D’un tratto i sensi sono completamenti
rapiti e vi trovate immersi in una straordinaria armonia di sensazioni,
tanto che dopo solo un minuto vi ricorderete dell’appuntamento d’affari
come fosse un brutto risveglio. Ecco in un esempio abbastanza semplice
di cos’è e qual è il fine dell’arte cioè
dolci sensazioni o comunque emozioni positive che si traducono nella finalità
del rapimento dei sensi.
Al caso ricordiamo
la sindrome di Stendhal, quella forte carica ed impatto emotivo che si diceva
colpisse il personaggio omonimo al cospetto di una grande opera d’arte.
Arte, perciò, come mezzo per traghettare la sfera emotiva umana verso
il pathos per il puro godimento e rapimento dei sensi, con una tela che
raffiguri una scena sacra, un ritratto, una natura morta, un paesaggio o
con qualsiasi altro mezzo di espressione nella scultura, architettura, musica
o poesia. Questo spiega il desiderio dei potenti del passato, sempre alla
ricerca di grandi capolavori onde abbellire le pareti delle loro lussuosissime
dimore e rendere così ancor più piacevole la loro già
fortunata esistenza. Questo fino al momento in cui l’arte è
stata esclusività e i potentati si riflettevano nella figura del
committente o del mecenate alla ricerca degli artisti più valenti.
Da sempre si dice che l’uomo riflette nell’arte le tendenze
della società del suo tempo e questo è quanto è successo
anche nelle varie discipline artistiche. La sete di business e la lottizzazione
su larga scala, favorita dai nuovi mezzi di comunicazione e di trasporto,
hanno inevitabilmente portato alla globalizzazzione ed al consumismo e l’arte
non ne è restata immune. Con i tempi moderni della borghesizzazzione,
anche il significato originale dell’arte è andato stravolto.
L’uomo mercante non ha saputo rinunciare a nuovi business stimolato
dalla possibilità dei forti guadagni che poteva realizzare. L’effetto
è stato disastroso. Si pretendeva di rendere, ciò che fino
ad allora era stato alla portata di pochi, ora alla portata di tutti in
scala mondiale, guardando alla quantità dei numeri da produrre piuttosto
che alla qualità. Se da una parte abbiamo assistito a secoli come
il ‘500 ed il ‘600 che hanno celebrato pochi geni artistici,
i quali lavoravano anche per mesi ad una tela dipingendo con meravigliose
velature come finalità, il secolo che ci lasciamo alle spalle pretenderebbe
di aver coronato moltitudini di grandi maestri con diverse migliaia di tele
spesso dipinte senza le basilari conoscenze delle tecniche artistiche e
con la presunzione di consegnare alla storia dell’arte capolavori
senza emozione. Il dibattito, d’altronde, si protrae già da
un secolo in una vera e propria diatriba tra chi professa che l’arte
viva un nuovo momento di straordinario rinnovamento (non sono mancati artisti
moderni arrivati a proporre di distruggere tutti i capolavori del passato
per dare un taglio netto con la storia), e chi resta sconcertato dinanzi
a tutta la banalità che oggi viene chiamata arte. Occorre fare al
punto due importanti considerazioni. Mentre i maestri del passato dipingevano
con straordinarie sovrapposizioni trasparenti di colore al fine di ottenere
delicati e luminosi effetti cromatici (velature), la maggioranza degli artisti
moderni dipinge con gran rapidità numerosissime quantità di
tele, senza dovizia di particolari. Non per ultimo, occorre guardare all’impatto
emotivo che genera il confronto. Se è vero che l’arte è
in primis pathos ed emozioni, viene lecito chiedersi dove il pubblico dell’arte
vada a cercare la fonte di questo piacere. Alle lunghe file d’attesa
che si assistono a musei e pinacoteche classiche, spesso in occasione di
mostre temporanee (i tesori dei Gonzaga a Mantova alla fine del 2003 ne
è stato un esempio), non fanno certo eco le presenze delle mostre
di opere moderne, anche se fortemente pubblicizzate. Le nuove tendenze dell’arte
visiva sembrano in questi ultimi tempi orientarsi verso le installazioni:
pareti di monitor televisivi che offrono immagini astratte in continua trasformazione.
Decine di libri si sono ormai già consumati su questa lotta per tentare
di affermare le proprie convinzioni, chi dall’una o dall’altra
parte. L’unico augurio, affinchè l’arte possa continuare
ad essere chiamata tale, è che l’uomo del futuro dia finalmente
più ascolto alle proprie emozioni e soprattutto al desiderio di liberarle,
attingendo, al fine di questo, alle opere ed ai generi che sono in grado
di stimolare la propria sfera emotiva, nel crearli e nel fruirne. Solo così
l’uomo può fare grande l’Arte: l’Arte per l’Arte.