Arte: concetto e valore dell'Arte. Significato del termine ed effetto emotivo dell'Arte. Come si è evoluta l'Arte attraverso i secoli e quale ne è stato il suo destino.
Scarica il Flash Player di Macromedia gratuitamente per visitare la galleria.
Riferimenti e profilo artistico
Tecnica personale dell'Artista
Contatta l'Artista o invia un messaggio.
Temi correlati:




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Creazione e realizzazione di Franco Polo.

Sito web segnalato da:

....

 

 

 

 




Levitazione - olio su tela (80x60 cm)
L’A rte ( concetto e valore dell’ arte )

Arte… Sicuramente un termine oggi inflazionato, ma il cui vero concetto probabilmente sfugge a tanti. Che cos’è in realtà l’arte? I dizionari ne spiegano il suo significato, in senso stretto, come: l’attività, individuale o collettiva, da cui nascono prodotti culturali che sono oggetto di giudizi di valore, reazioni di gusto e similari. Il concetto è sicuramente un po’ generico, ma si parla comunque di prodotti culturali oggetti di giudizi di valore, i cui effetti sono certamente reazioni di gusto. E’ d’altronde logico pensare che una reazione, che s’intenda per forza di cose piacevole, possa essere regolata solo da un prodotto culturale che stimoli in maniera positiva e straordinaria i nostri sensi e che per conseguenza di questo sia giudizio di valore sempre positivo. Ma la cosa più importante di questo concetto è sicuramente la sua finalità ultima, e cioè la reazione di gusto od ancor meglio quello che succede subito dopo nella sfera emotiva umana. Immaginate di essere un importante uomo d’affari e camminate nelle gallerie di un centro commerciale per recarvi ad un importante appuntamento di lavoro. Il vostro passo è veloce poiché dovreste già essere all’incontro, ma ad un tratto, voltando lo sguardo, la vostra attenzione è catalizzata per un attimo da un quadro che vedete in una vetrina. Vi fermate per tornare indietro di qualche metro e restare affascinati dalla bellezza con cui fiori ed altri elementi sono abilmente rappresentati con magica atmosfera. D’un tratto i sensi sono completamenti rapiti e vi trovate immersi in una straordinaria armonia di sensazioni, tanto che dopo solo un minuto vi ricorderete dell’appuntamento d’affari come fosse un brutto risveglio. Ecco in un esempio abbastanza semplice di cos’è e qual è il fine dell’arte cioè dolci sensazioni o comunque emozioni positive che si traducono nella finalità del rapimento dei sensi.

Al caso ricordiamo la sindrome di Stendhal, quella forte carica ed impatto emotivo che si diceva colpisse il personaggio omonimo al cospetto di una grande opera d’arte. Arte, perciò, come mezzo per traghettare la sfera emotiva umana verso il pathos per il puro godimento e rapimento dei sensi, con una tela che raffiguri una scena sacra, un ritratto, una natura morta, un paesaggio o con qualsiasi altro mezzo di espressione nella scultura, architettura, musica o poesia. Questo spiega il desiderio dei potenti del passato, sempre alla ricerca di grandi capolavori onde abbellire le pareti delle loro lussuosissime dimore e rendere così ancor più piacevole la loro già fortunata esistenza. Questo fino al momento in cui l’arte è stata esclusività e i potentati si riflettevano nella figura del committente o del mecenate alla ricerca degli artisti più valenti. Da sempre si dice che l’uomo riflette nell’arte le tendenze della società del suo tempo e questo è quanto è successo anche nelle varie discipline artistiche. La sete di business e la lottizzazione su larga scala, favorita dai nuovi mezzi di comunicazione e di trasporto, hanno inevitabilmente portato alla globalizzazzione ed al consumismo e l’arte non ne è restata immune. Con i tempi moderni della borghesizzazzione, anche il significato originale dell’arte è andato stravolto. L’uomo mercante non ha saputo rinunciare a nuovi business stimolato dalla possibilità dei forti guadagni che poteva realizzare. L’effetto è stato disastroso. Si pretendeva di rendere, ciò che fino ad allora era stato alla portata di pochi, ora alla portata di tutti in scala mondiale, guardando alla quantità dei numeri da produrre piuttosto che alla qualità. Se da una parte abbiamo assistito a secoli come il ‘500 ed il ‘600 che hanno celebrato pochi geni artistici, i quali lavoravano anche per mesi ad una tela dipingendo con meravigliose velature come finalità, il secolo che ci lasciamo alle spalle pretenderebbe di aver coronato moltitudini di grandi maestri con diverse migliaia di tele spesso dipinte senza le basilari conoscenze delle tecniche artistiche e con la presunzione di consegnare alla storia dell’arte capolavori senza emozione. Il dibattito, d’altronde, si protrae già da un secolo in una vera e propria diatriba tra chi professa che l’arte viva un nuovo momento di straordinario rinnovamento (non sono mancati artisti moderni arrivati a proporre di distruggere tutti i capolavori del passato per dare un taglio netto con la storia), e chi resta sconcertato dinanzi a tutta la banalità che oggi viene chiamata arte. Occorre fare al punto due importanti considerazioni. Mentre i maestri del passato dipingevano con straordinarie sovrapposizioni trasparenti di colore al fine di ottenere delicati e luminosi effetti cromatici (velature), la maggioranza degli artisti moderni dipinge con gran rapidità numerosissime quantità di tele, senza dovizia di particolari. Non per ultimo, occorre guardare all’impatto emotivo che genera il confronto. Se è vero che l’arte è in primis pathos ed emozioni, viene lecito chiedersi dove il pubblico dell’arte vada a cercare la fonte di questo piacere. Alle lunghe file d’attesa che si assistono a musei e pinacoteche classiche, spesso in occasione di mostre temporanee (i tesori dei Gonzaga a Mantova alla fine del 2003 ne è stato un esempio), non fanno certo eco le presenze delle mostre di opere moderne, anche se fortemente pubblicizzate. Le nuove tendenze dell’arte visiva sembrano in questi ultimi tempi orientarsi verso le installazioni: pareti di monitor televisivi che offrono immagini astratte in continua trasformazione. Decine di libri si sono ormai già consumati su questa lotta per tentare di affermare le proprie convinzioni, chi dall’una o dall’altra parte. L’unico augurio, affinchè l’arte possa continuare ad essere chiamata tale, è che l’uomo del futuro dia finalmente più ascolto alle proprie emozioni e soprattutto al desiderio di liberarle, attingendo, al fine di questo, alle opere ed ai generi che sono in grado di stimolare la propria sfera emotiva, nel crearli e nel fruirne. Solo così l’uomo può fare grande l’Arte: l’Arte per l’Arte.